Chi non ha la mia etá o piú anziano,non potrá mai capire in pieno la grandezza di Cassius Clay. Giá,cosí lo abbiamo conosciuto,dalla tele in bianconero,un uomo gigantesco,dal pugno micidiale,tronfio e arrogante come solo i migliori sanno essere. Combatteva e vinceva,una macchina da guerra. Nello sport irrompeva come un torrente in piena,personalitá fortissima,prime pagine,telegiornali,sulla bocca di tutti. Nessuno,prima di lui aveva reso la boxe cosí seguita e popolare. E pure se era americano e nero, era la rivincita di tutti i deboli,di quelli che vivevano sotto le righe,perché aveva dato un bel colpo al razzismo e ai pregiudizi. Ci fu la conversione all’Islam,molto discussa,controversa,contestata,lui ne riemerse rafforzato. Venne fuori il cervello che nessuno aveva intravisto sotto al pugile muscoloso. Parlando,combatteva due volte: faceva pensare agli americani e a tutto il mondo.Sceglieva di andare controcorrente volutamente,provocando e dispensando pensieri profondi. Leggo oggi le sue citazioni,ancor piú sferzanti e vere dopo tanti anni. A Chicago ho visto la sua casa: dignitosa e modesta,niente di eclatante. Ritirandosi,non si mostrava che raramente,come volesse essere lasciato in pace. La sua apparizione alle Olimpiadi,dove accese il braciere,mi da ancora i brividi. Dispiace aver perso un uomo così, il piú grande fra tutti gli uomini pubblici che io abbia conosciuto,un uomo che con la sua vita ha insegnato al mondo qualcosa.

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