Sei sempre stato il gagá del paese: vedovo giovane,buon lavoro,simpatico,gentile,gran signore. Eri l’anima di ogni festa,posizionato al bar con il bicchiere di whisky o a mangiare un panino,giochi di carte,frequentatore di sale da ballo senza ballare. Ti divertivi vedendo gli altri felici,volevi stare in compagnia,eri il capo indiscusso. Belle auto e qualche donna,nessuna fissa,il ricordo di tua moglie non lasciava spazio. La pensione ti aveva un po’spento,avevi subito un ridimensiomanamento fisico ed intellettuale. La vita va veloce,tu non volevi più correre,e allora cambio di giro amicizie,gente piü tranquilla,pranzetti in baracca,la sera a casa,senza eccessi. A nessuno avevi confidato che il tuo cuore faceva le bizze,tutti stupiti al tuo ricovero,sicuri di una progressiva ripresa. Ti ho visto oggi in quel lettino bianco,uguale a tua madre,piccolo,rinsecchito,l’ombra di un ricordo lontano. Non hai male, non vuoi solo piú andare avanti,non ti aiuti per niente. L’affetto della famiglia ti sostiene ma non basta,spariti tutti i tuoi sodali amici,la tristezza immensa della solitudine abbatte piú della malattia. So che pensi al passato,a come sei stato usato,maneggiato,sfruttato e poi abbandonato,non sei l’unico,succede a tanti. Inutile recriminare,non si può cambiare il passato,alla nostra età conta solo il presente. Resisti Dino,con affetto.

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