In questi giorni di assistenza all’ospedale,tocco con mano una parte di vita di cui ero a conoscenza,ma non avevo mai incontrato sul campo. É il mondo di professionisti e volontari,di amici e parenti,conoscenti,vicini e lontani, che con piccoli gesti,attenzioni,telefonate,scritti, supporta la famiglia di un malato terminale. Mi rendo sempre piú conto quanto contino, in termini di conforto,piccolissime cose,che, in altre situazioni, non avrebbero lo stesso peso. E allora il parente che non vedi da anni,ma che arriva trafelato per salutare, l’amico delle bocce che ha appena finito la terapia per la prostata,il commercialista di cui eri tanto amico,oltre che cliente,il medico di base che si preoccupa per non aver avuto notizie da qualche giorno,tutta questa umanitá che accorre al letto n.6, per testimoniare affetto,versare parole dolci e commoventi,lo stringergli le mani,i buffetti sulla guancia,lasciano una scia di bene. Bene donato e bene ricevuto,una dolcezza in cui fa bene immergersi,lasciarsi cullare, che rende meno duro un momento tragico.

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