Mi apre la porta col suo bel pigiamino giallo. Calvo,sbarbato,sopra al pigiama un maglione rosso e i pantaloni della tuta: da 15 giorni non esce,da quando gli hanno diagnosticato il male. Che poi non é gravissimo,si risolverá,é in lista d’attesa per l’intervento. Ma lui,si riguarda,anche troppo. Aspetta,si intristisce e aspetta la telefonata dall’ospedale. Sa suonare il piano piuttosto bene,ma ora lo fa solo 1 ora la sera. É capace di costruire ceste di giunco,meravigliose e policrome,ma adesso,come non avesse un domani,ha fatto a pezzi i giunchi,li ha messi in molti scatoloni per me,per accendere la stufa in inverno. Tutti cercano di stimolarlo,risollevarlo,anche io ho fatto 300 km in un pomeriggio per portare un po’ di conforto,ma lui é fermo,in attesa. Non esiste argomento positivo,confronto favorevole,niente, lui é il solo malato mondiale. Non si puó fare niente,solo sperare che presto squilli il telefono,la famosa chiamata per il ricovero in ospedale….

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