Arriva a mezzogiorno,da Milano. Apre casa,mette fuori fuori tavolo e sedia,pranza al sole. Fa la pennichella sul dondolo,poi inizia a lavorare in giardino,da sola,donna settantenne. La osservo e penso che é strano,senza marito,figli,nipoti,non era mai accaduto. Uscendo di casa,a mia volta,inziamo a chiacchierare. Solite cose,situazioni, poi le chiedo come mai é sola.” Avevo bisogno di un’ora d’aria,per me,per scaricare”. Mi mette al corrente dei suoi fastidi famigliari,il bisogno impellente di fuggire,di ritagliarsi una solitudine appagante lontano dai guai,il ritrovarsi nella vecchia casa di famiglia che le fa ricordare chi é,dove sta andando oggi. Sono stupefatta,credevo che queste crisi non si avessero piú ad una certa etá,con una vita ricca di affetti,con la consapevolezza dell’anagrafe. Invece ,oggi, capisco che il disagio aumenta con l’etá,si deve far fronte a troppe cose e ci si deprime facilmente. Non che io sia molto forte o equilibrata,o forse non so dove rifugiarmi,ma guardo con affetto la mia vicina fragile,che scappa nel suo buen retiro in una domenica primaverile.

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