Persone che conosci da anni,un po’ strane,che incrociano la tua vita ma non la segnano. L.è una di queste: ci vedevamo sempre nella sala d’attesa del medico. Parlavamo in generale,della malattia di sua sorella e delle sue magagne. A volte parlavamo della chiesa,delle pulizie,della pensione misera,delle difficoltà. Capita che in estate,anche nei paesi,non c’è nessuno: i pochi validi in ferie,restano gli anziani e quelli che hanno problemi. Il comune ha un servizio di volontariato per questi soggetti,ma ad agosto i volontari sono in ferie. Incontro L. al supermercato,accompagnata da vicini di casa,capisco la sua difficoltà e mi offro di accompagnarla dove vuole,se ha bisogno. Lei non vuole dare fastidio,ma adesso è sola,non sa come raggiungere l’ospedale per le medicazioni. Si fa coraggio e mi telefona: ben contenta di esserle utile. Deve tornare ancora,al medico dice:”La mia amica mi porta anche la prossima settimana”. Ecco ,è quel termine,amica,che mi ha commosso. Io,selettiva nelle amicizie,sono stata ritenuta tale da una persona che ho solo aiutato,e nemmeno con grande sforzo,l’ho fatto di cuore. Forse devo rivedere i miei parametri,fare autocritica,entrare in crisi,rendermi il percorso più semplice. In ogni caso,resto onorata di questo attestato spontaneo e diretto.

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